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DIRITTO PRIVACY

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E ora sdoganiamo la biometria!

Valentina Frediani

La notizia è di questi giorni: entra in Parlamento la biometria,  rimedio ineccepibile per evitare che un parlamentare voti anche per i  colleghi. Cosa prevede il sistema biometrico per i nostri onorevoli? 

Semplicemente la biometria nel caso di specie, consentirà di  effettuare un riconoscimento di una parte del corpo, che farà da  password per asseverare la presenza di un soggetto presso la propria  postazione.

In sostanza questo tipo di rilevatore di “autenticazione  umana” non lascerà margini di dubbio circa l'identità del soggetto che esporrà la propria impronta digitale. E siccome in Parlamento si  fanno le cose per bene, non solo sarà raccolto il dato impronta 
digitale, ma saranno raccolti per la ricostruzione esatta  dell'impronta, ben 18 punti (cosiddette minuzie) che consentiranno - anche in caso di danneggiamento dell'impronta digitale - di  riconoscere il soggetto interessato. Altro che tornelli! Nel nostro  Paese l'iniziativa appare all'avanguardia, se si considerano inutili  resistenze fatte sino ad oggi in ambito pubblico e privato. La  raccolta di impronte digitali come ogni altra raccolta di dati del  corpo, costituisce ovviamente un trattamento dati ed è disciplinata  dalla normativa in materia di privacy (famigerato decreto legislativo  n. 196/2003).

Per l'appunto proprio l'Autorità Garante in materia di  dati personali è intervenuta spesso negli ultimi anni - in cui la  tendenza all'utilizzo delle risorse biometriche è in forte aumento -  per disciplinare il ricorso a questa risorsa identificativa. Quindi  c'è da domandarsi, se alla biometria volesse ricorrere una “comune  mortale azienda”, quali valutazioni normative dovrebbe affrontare? 
Anzitutto perché il  trattamento sia lecito, il sistema dovrà essere  valutato sul piano della conformità ai principi di necessità,  proporzionalità, finalità e correttezza. Questo significa che il   ricorso alla biometria dovrà rappresentare  la migliore -  se non unica  -  modalità di gestione di accessi o riconoscimenti nei confronti di  soggetti specifici (come in effetti potrebbe essere per evitare gli  abusi dei cosiddetti “pianisti” in sede parlamentare). In quanto  trattamento più invasivo della videosorveglianza, dovranno essere poi  garantiti tutta una serie di diritti già sanciti dal nostro   ordinamento: diritto ad essere informati sul funzionamento del  sistema, ovvero su chi registra cosa, sui tempi di conservazione, sui  soggetti autorizzati ad accedere ai dati... tutti contenuti che 
dovranno essere riversati nella classica informativa.

Per l'attuale  normativa la biometria è certamente da collocarsi nei trattamenti che  - pur se diversi da quelli di dati  sensibili e giudiziari -  presenta  rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali, nonché per  la dignità dell'interessato, ecco perché il sistema biometrico è   ammesso nel rispetto di misure ed accorgimenti a garanzia  dell'interessato. Ma non escluso. E certamente non del tutto  limitabile a casi estremi. Forse l'adozione in Parlamento potrebbe   aprire le porte all'utilizzo della biometria in molte realtà  nazionali: tribunali, aeroporti, aziende che trattano particolari  risorse, verso una “emancipazione della biometria”  che nella nostra  era tecnologica dovrà trovare anche un'apposita disciplina normativa  visto che ora il Parlamento toccherà con mano l'argomento ...

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